Pillole di storia aquilana: la sconfitta di Braccio

Nel XIV secolo L’Aquila fu coinvolta in turbinose vicende a seguito di famiglie che si contendevano il potere, e visse una serie di guerre civili, delle quali, memorabile, fu quello contro il condottiero Braccio da Montone.

Nel 1348 L’Aquila fu colpita dalla peste e, nel 1349, un violento terremoto provocò distruzione e morte (800 vittime su una popolazione di diecimila abitanti circa).

Raccontano le Cronache aquilane di Buccio di Ranallo che le scosse distrussero ampi tratti delle mura cittadine, facendo crollare moltissime case e chiese. Lelle Camponeschi ordinò la costruzione di una staccionata di legno per sostituire la parte lesa delle mura urbiche, facendole presidiare.

Fedele alla casa angioina, L’Aquila appoggiò la causa della regina Giovanna II di d’Angiò, ricevendone onori e ricompense. Quando questa, per l’ambiguità politica, provocò la lotta tra i D’Angiò e gli Aragonesi, quest’ultimi assoldarono Andrea Fortebracci detto Braccio da Montone, che voleva a tutti i costi crearsi una Signoria nell’Italia Centrale.

Alla fine del 1423, Braccio da Montone mosse verso L’Aquila, attaccando i Castelli Fondatori, nell’intento di spezzare ogni tipo di collegamento con la città e lasciarla senza viveri e uomini per combattere.

Giovanna II diede incarico a Muzio Sforza di soccorrere la città. Il 4 gennaio 1424, nel tentativo di attraversare il fiume Pescara, un suo paggio rischiò di affogare e Muzio, nel tentativo di salvarlo, morì annegato.

Sul finire del mese di maggio del 1424, Giovanna II e il Papa Martino V riunirono un folto esercito di circa 5.000 uomini, guidati dai capitani Giacomo Caldora Francesco Sforza. Lo scontro finale avvenne ai primi di giugno. Gli aquilani, capitanati da Antonuccio Camponeschi, uscirono dalle porte e contrattaccarono le truppe di Braccio da Montone, che fu definitivamente sconfitto, nonché ferito a morte, il 5 giugno 1424, nei pressi della piana di Bazzano.

I cronisti della Cronache aquilane raccontano che, mentre Braccio giaceva ferito nell’accampamento, il chirurgo avesse sbagliato ad operare le ferite, perché spinto bruscamente da un ignoro, e i ferri si andarono a conficcare nel cranio del condottiero.

Molte leggende ruotano attorno alla morte del perugino. C’è chi scrive sia stato lo stesso Giacomo Caldora a infliggergli il colpo di grazia. Un’altra leggenda vuole che, la notte precedente l’epica battaglia di Bazzano del 2 giugno,  Braccio da Montone dormì un sonno agitato, popolato di strani sogni. Sarebbe stato Celestino V ad apparire in sogno a Fortebraccio, ammonendolo a lasciare la città che era a lui tanto cara, pena una tristissima sorte.

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Braccio da Montone
Braccio da Montone

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