Pillole di storia aquilana: Celestino V

Alla morte, nel 1292, di Papa Niccolò IV, seguì un periodo turbolento all’interno del Collegio Cardinalizio che ritardò l’elezione del nuovo papa.

Passò più di un anno prima che il conclave potesse nuovamente riunirsi e, l’accordo sulla città dove dovesse tenersi (Perugia), non risolse la frattura che si era creata tra i sostenitori dei Colonna e gli altri cardinali. Il perdurare della sede vacante aumentava il malcontento popolare che si manifestava attraverso disordini e proteste, anche negli stessi ambienti ecclesiastici.

Il re di Napoli, Carlo II d’Angiò, si fermò a Perugia dal 21 al 29 marzo 1294 anche con lo scopo di sollecitare l’elezione del nuovo Pontefice presentando ai cardinali una lista di quattro candidati. Ma neanche questa volta riuscì nei suoi intenti, perché il Collegio non era disposto a farsi ricattare da un re debole e incalzato da tutti i lati. Pare che il re fu cacciato fuori, soprattutto per l’intervento del cardinale Benedetto Caetani.

Successivamente Carlo II fece visita all’eremita Pietro del Morrone nella cella a Sant’Onofrio presso Sulmona ed è probabile che lo abbiano informato dei fatti di Perugia.

Pietro del Morrone scrisse, quindi, in data non esattamente precisabile, ma probabilmente dopo la partenza del re, una lettera al Collegio cardinalizio, che non cadde nel vuoto. Da allora i pensieri del Cardinale Latino Malabranca andarono all’eremita. Quest’ultimo raccontò al Collegio di una sua visione, nella quale un pio eremita gli aveva predetto il castigo di Dio sul mondo nel caso che la sede vacante si fosse protratta ancora più a lungo. Venne quindi proposto il monaco eremita come Pontefice; la sua figura ascetica, mistica e religiosissima, era nota a tutti i regnanti d’Europa.

Finalmente, dopo ben 27 mesi, emerse dal Conclave, all’unanimità, il nome di Pietro Angelerio del Morrone; era il 5 luglio 1294.

Il Santo eremita

Pietro del Morrone, nacque nel 1209 o all’inizio del 1210, ad Isernia o a Sant’Angelo Limosano, penultimo di dodici fratelli.

Pietro entrò giovanissimo nel vicino monastero benedettino di S. Maria di Faifula. La sua straordinaria predisposizione all’ascetismo e alla solitudine lo spinse a farsi eremita, intorno al 1231.

Intorno al 1233-1234 si recò a Roma dove fu consacrato sacerdote, per ritirarsi in seguito, verso il 1235-1240, sulla montagna del Morrone, situata a oriente della conca Peligna, dove visse alcuni anni in una caverna. La santità della sua vita attirò molti pellegrini, e per evitarli, nel periodo tra il 1240 e il 1245, Pietro del Morrone, fuggì sui monti della Maiella, ancora più a est e più difficilmente accessibili. 

Insieme con altri eremiti fondò, sul lato nord-ovest della montagna, a oltre mille metri di altezza e a poca distanza da Roccamorice, un eremo, S. Spirito a Maiella.

La sua Congregazione di eremiti fu incorporata definitivamente nell’Ordine dei Benedettini nel 1275. Questo grazie alla tenacia di Pietro che, verso la fine del 1274, si recò personalmente alla Curia pontificia a Lione, dopo la conclusione del concilio voluto da Gregorio X. I successivi vent’anni videro la radicalizzazione della sua vocazione ascetica e il suo distaccarsi sempre più da tutti i contatti con il mondo esterno. Poi, come scritto, l’elezione al soglio di Pietro.

L’incoronazione e la rinuncia

L’incoronazione di Pietro avvenne a L’Aquila, città ben nota a lui, in virtù del fatto che vi aveva fondato S. Maria di Collemaggio spinto da una visione avuta nel viaggio di ritorno da Lione.

Sull’esempio di Cristo, in sella a un asino tenuto per le briglie da Carlo II e scortato dal corteo reale, Pietro fu eletto Papa proprio nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio,  il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V.

Uno dei primi atti ufficiali fu l’emissione della Bolla del Perdono, un’indulgenza che comporta l’assoluzione completa da colpe e pene a quanti, dopo contrizione e confessione, si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, un vero e proprio prototipo del Giubileo.

Colpito dal disordine che s’infiltrava nella Chiesa a motivo della sua incapacità amministrativa, Celestino V si rese conto di non essere all’altezza del suo compito, motivo per cui si sentiva gemere, in preda ai rimorsi: “Dio mio, mentre regno sulle anime, ecco che perdo la mia”.

Il 13 dicembre del 1294 lesse davanti ai cardinali riuniti la dichiarazione di rinuncia e successivamente la costituzione sull’abdicazione pontificia. In un ultimo appello sollecitò i cardinali a eleggere al più presto un nuovo papa, per il bene della Chiesa. Il suo pontificato era durato cinque mesi e nove giorni.

Benedetto Caetani fu quindi eletto papa (Bonifacio VIII) e, temendo che il predecessore potesse revocare la sua abdicazione, lo pose sotto sorveglianza. Pietro fuggì, ma, catturato, fu segregato nel castello di Fumone, dove morì il 19 maggio 1296.

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