Pillole di storia aquilana: dalla distruzione alla rinascita

Manfredi, figlio di Federico II, alla morte del padre (1250) era stato designato dai baroni re di Sicilia e governava in nome del nipote Corradino.

Ci si trovava in una fase acuta della lotta tra il papa e gli Svevi. La traslazione della diocesi produsse l’effetto di avvicinare L’Aquila alla parte guelfa.

La città, ancora in costruzione, si dimostrò non arrendevole di fronte alla politica ghibellina di Manfredi.
L’invio di aiuti all’Aquila da parte del re d’Inghilterra, Enrico III, sottolinearono ulteriormente la notevole importanza della nuova città come punto nodale, se non altro geografico, del contrasto tra il pontefice, Innocenzo IV, e Manfredi.

Nel 1259, Manfredi, con mano molto pesante, attaccò la città che venne rasa al suolo. Né casa vi remase, né pesele, né ticto dice Buccio di Ranallo nella sua Cronaca Aquilana.

I villici, dopo la distruzione, ripresero le antiche dimore subendo forse delle vendette. L’ex vescovo di Forcona, poi divenuto vescovo dell’Aquila, si trasferì nuovamente nella primitiva sede. Sembrava ormai finita nel nulla l’antica aspirazione all’autonomia, ma così non fu.

Sey anni stette sconcia, si como trovo scripto, recita Buccio ed in effetti L’Aquila rimase abbandonata per sette anni finché Manfredi non fu sconfitto ed ucciso a Benevento nel 1266 da Carlo I d’Angiò, il quale autorizzò la ricostruzione della città.

Ma la rifondazione non fu del tutto pacifica: vi si opponevano gli interessi dei feudatari (gentili homeni), che rischiavano di essere nuovamente travolti. Carlo non si fece influenzare e consentì al proletariato (menori homeni) di ricostruire L’Aquila a condizione che venissero versati i denari promessi.

La distruzione dell’esercito di Manfredi segnò il crollo della dominazione degli Hohenstaufen in Italia e la quasi definitiva sconfitta del partito ghibellino. I resti del Regno di Sicilia furono conquistati senza resistenza.

Insediatosi nel suo nuovo dominio, Carlo attese a quel punto la discesa in Italia di Corradino di Svevia, l’ultima speranza degli Hohenstaufen.

Nel 1268  venne sconfitto dalle truppe Angioine nella battaglia di Tagliacozzo, a cui parteciparano molti aquilani che offrirono a Carlo l’aiuto richiesto. Dopo essere stato tradito, Corradino venne fatto prigioniero e, a seguito di un processo sommario, venne giustiziato a Campo Moricino, l’attuale piazza del Mercato di Napoli, il 29 ottobre 1268.

Prossima pillola: la ricostruzione

Battaglia di Tagliacozzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *