Pillole di storia aquilana: la fondazione

A metà del sec. XIII si verificò, nella vallata amiternino-forconese, un fenomeno rilevante di sinecismo per cui un numero cospicuo di castelli, 99 secondo la tradizione, diede vita ad una nuova città, L’Aquila.

Il primo documento nel quale si parla di una possibile fondazione della città è una epistola del 1229 di papa Gregorio IX. Quest’ultima sostiene la richiesta degli abitanti dei contadi di Amiterno e Forcona di fondare una città murata, stanchi delle vessazioni dei baroni di Federico II. L’epistola indicherebbe quindi un’origine guelfa della fondazione dell’Aquila.

Non se ne fece nulla, ma l’idea era nata. Essa si realizzerà durante l’interregno ovvero nel periodo che va dalla morte di Federico II alla conquista del Regno da parte degli Angioini con la battaglia di Benevento nel 1266.

Un diploma, detto di fondazione, del 1248 (?) di Corrado IV ingiunge ai castelli degli antichi contadi di Amiternum e Forcona di unirsi.

Stabiliva, in particolare, che, al fine di impedire a generici predoni di penetrare nel Regno, nel luogo detto L’Aquila, si costruisse una città. Si liberavano, quindi, da ogni obbligo feudale, quanti si trovassero a vivere entro i suoi confini. Si ordinava inoltre l’abbattimento delle rocche feudali.

Il diploma  sostiene dunque l’origine ghibellina della città.

Federico II morì nel 1250 e fu Corrado IV  a vegliare l’impulso costruttivo dell’Aquila tanto che, nel 1254, anno giuridico della fondazione, grazie all’impegno di centinaia di nuclei familiari, la città era sorta. L’agglomerato di Acquili venne elevato a “città demaniale” con istituzioni civiche, un capitano (rappresentante imperiale), e la costituzione di giurisdizioni parrocchiali “intra moenia”.

Ad appena tre anni dalla fondazione, ovvero nel 1257, papa Alessandro IV traslò la sede episcopale da Forcona all’Aquila.

La città costituì, fin dall’inizio, un importante mercato per il contado, il quale la riforniva regolarmente di prodotti alimentari. Dalla conca proveniva il prezioso zafferano ed i pascoli montani circostanti alimentavano nel periodo estivo numerose greggi di ovini transumanti che fornivano abbondante materia prima.

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Città dell'Aquila

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